giovedì 17 gennaio 2013

Il fascino discreto del trash

Possiamo, per favore, parlare un attimo di Real Time? Il canale che trasmette robe tipo Transgender e Incinta, si. A me piace. E d'altronde ci stà, visto che è indirizzato a un target di femmine dai 20 ai 40 anni che conducono una vita vuota e scevra da grandi soddisfazioni. Però a quanto pare sono in buona compagnia, visto che 'sto canale che manda factual entertainment  24/7 pare faccia ascolti di tutto rispetto. Crisi generazionale? Perversioni latenti? Insonnia? Magari si, ma sospetto che per molte di noi le motivazioni di questa semi-dipendenza siano più banali. (Parlo al femminile per correttezza, ma so per certo di molti uomini etero che sfarfallano felici davanti al Boss delle Torte e simili amenità). Tutti i programmi di questo genere seguono un format preciso: problema, azione, risultato. C'è sempre una crisi che sembra irrisolvibile, qualcuno che ti aiuta a risolverla e - Parimpampum, il guaio presto sparirà. Tutto questo nell'arco di un'ora al massimo, pause pubblicitarie incluse. Non importa che tu vesta come una sopravvissuta all'inverno nucleare, ti trovi a partorire due gemelli nel cesso di un discount, o non sia in grado di cucinare le capesante al pistacchio; si risolverà tutto. Ascolta la fatina del guardaroba, l'ostetrica hipster, il cuoco brusco ma dal cuore tenero e alla fine del programma sarai una persona migliore. Almeno un po'. E immedesimarsi è facile, perché gli esperti in questione ce li hanno propinati così tante volte che ormai li sentiamo vicini come gente di famiglia: anche loro infallibilmente sempre uguali a loro stessi. Per non parlare dei protagonisti in difficoltà: ciccioni assurdi, donne che non si accorgono di essere incinte, quarantenni che si accaniscono a portare i pantaloni con le pences, tizi con verruche più grandi di bigné... Insomma diciamocelo, sembrano tutti un po' più sfigati di noi. Quindi se loro ci riescono, perché io no? Ok, una parte di noi sa bene che è tutto un po' troppo semplice e ripetitivo, ma alla fine è come quando intorno ai cinque anni ci siamo rese conto che no, era poco probabile che quei quattro topi fossero riusciti a sistemare il vestito di Cenerentola in meno di un pomeriggio e ci siamo trovate di fronte a una decisione drammatica: rinunciare alla favola o sospendere temporaneamente il nostro giudizio critico. E un po' di favola nella vita oggi serve come non mai.  Perché è bello la sera tornare a casa e scoprire che Gordon Ramsay, in fondo, ci vuole bene. 





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