mercoledì 9 gennaio 2013

Forse non sono una deviata sociale


Crescendo, ho sempre guardato a me stessa con un certo sospetto. Sono stata una ragazzina piena di confuse contraddizioni; a scuola me la sono sempre cavata, ma spesso gli insegnanti si lamentavano con i miei genitori del mio essere "Riflessiva, poco spontanea, silenziosa, timida." Ricordo di avere inventato ogni genere di stratagemma per cercare di scomparire ogni volta che un insegnante scandagliava la classe alla ricerca di qualcuno che rispondesse ad una domanda. Il 90% delle volte non avrei avuto alcun problema a rispondere alla stessa domanda per iscritto o magari in una conversazione a quattr'occhi, ma parlare in pubblico mi terrorizzava. Anche le feste erano spesso una prova da superare; tutti sembravano più brillanti di me, più sicuri, più attraenti, più carismatici. Insomma, sono cresciuta convinta di soffrire di una qualche rara patologia comportamentale. Qualcosa doveva essere andato terribilmente storto durante il mio sviluppo, rendendomi asociale, chiusa, fredda e insomma... una snob di merda. Soltanto recentemente ho scoperto che mi sbagliavo: ero e sono soltanto un'introversa. Naturalmente avevo già sentito questo termine, ma lo avevo sempre associato a un senso peggiorativo: l'introverso era colui che manca di estroversione, quindi di calore umano, di carisma, di intelligenza. I miei genitori erano estroversi, la mia cugina preferita era estroversa, e con loro i più popolari della scuola, il 99% delle celebrità e delle persone importanti. Volevo disperatamente diventare come loro, o per lo meno assomigliargli almeno un po'. E per anni ci ho provato in ogni modo: imponendomi eventi sociali che mi lasciavano sfinita e cercando di copiare le loro strategie (sorridere sempre, fingere di essere divertita anche quando non lo ero, frequentare persone più cool, ecc). Ma lo sforzo era così grande e i risultati così miserrimi che intorno al quarto anno di liceo ho gettato la spugna: ero condannata ad essere, se non una persona, almeno una personalità di serie B. Le cause di questa sentenza non erano chiare: probabilmente avevo iniziato troppo tardi a cercare di cambiare, oppure ero stata troppo pigra, o magari il mio aspetto fisico mi aveva penalizzato oltre ogni possibilità di redenzione sociale. In ogni modo era una cosa che sentivo in ogni fibra del mio essere e quindi mi sembrava che ci fosse ben poco da fare. Mi sono rassegnata a questo triste destino fino a quando non mi sono imbattuta, appunto, in questa scoperta incredibile: circa un terzo della popolazione occidentale (e più di metà di quella dei paesi orientali) è come me. Confesso che sono un paio di mesi che sto leggendo praticamente tutto quello che riesco a trovare sull'introversione (tipico comportamento introverso) e wow, me s'è aperto un mondo. Appartengo a un gruppo anche io! Non sono una deviata sociale! Non odio il prossimo! Cominciando a guardare le cose da una prospettiva solo leggermente diversa infatti, mi sono resa conto che:

  • Non odio stare con gli altri; semplicemente dopo un po' sento il bisogno di ricaricare le pile in solitudine. 
  • Non sono particolarmente ottusa, ma mi piace riflettere prima di parlare. Però in un mondo in cui il più veloce e il più appariscente vince quasi sempre, finisco spesso in secondo piano.
  • Non sono una stronza snob... O almeno non sono una snob; anzi sono capace di provare affetto ed empatia come la maggior parte delle persone, ma spesso resta tutto dentro di me. (Sulla stronza persistono ancora ragionevoli dubbi).

 Molti ricercatori pensano che le basi dell'introversione e dell'estroversione siano genetiche; quindi - se tanto mi da tanto - non dovrebbe esserci un carattere vincente e uno perdente, o quest'ultimo col tempo si sarebbe estinto. Invece anche noi introversi, evidentemente, a qualcosa dobbiamo servire. A cosa? Forse ad ascoltare, a sbatterci con teorie e ragionamenti complessi, a scrivere racconti e poesie, a immaginare teoremi matematici. O magari, più semplicemente, a integrare gli estroversi ricordando al mondo che esistono – e a volte sono vincenti – anche scelte e strade un po’ demodé come la gratificazione ritardata, l’osservazione, l’immaginazione, l’approfondimento (ossessivo e non). Non mi fraintendete: adoro gli estroversi e in fondo li invidio ancora un po’.  Non è mia intenzione criticarli, se non altro perché sono quasi tutti più simpatici di me. Quello che volevo, confusamente, dire è che probabilmente dovremo imparare gli uni dagli altri. La battaglia contro me stessa che ho combattuto da adolescente non è servita perché non sapevo ancora chi ero e cosa era giusto pretendere. E però mi sto convincendo sempre più che, una volta capiti e accettati i punti di forza e quelli deboli del nostro carattere, cambiare – nel senso di crescere - è possibile. Almeno un po’. Io posso decidere di andare a quell’aperitivo con persone semi-sconosciute e magari tornare a casa un po’ prima (o comunque quando comincia l’iperventilazione), il mio amico estroverso può decidere di contare fino a venti prima di parlare o rileggere un’email importante prima di inviarla. Non tanto per eliminare le differenze, quanto piuttosto per espanderci e capire meglio cosa prova chi è diverso da noi. 




 Se qualcuno avesse voglia di approfondire questa roba, consiglio vivamente "Quiet, il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare", di Susan Cain.

3 commenti:

  1. Ciao Marshmallow Woman. Ti avevo lasciato un commento riguardo al video su Ted ed al libro di Susan Cain tempo addietro.

    Riguardo a quello che scrivi :
    "perché non sapevo ancora chi ero e cosa era giusto pretendere ... cambiare – nel senso di crescere - è possibile."
    sono giunto alla conclusione che purtroppo non ci viene dato un manuale di istruzioni quando veniamo al mondo che ci insegni a vivere ed sfruttare al meglio le nostre potenzialita'.
    La maggior parte di noi si pone poche domande e procede nel proprio cammino talvolta con poca
    consapevolezza o seguendo degli stereotipi.

    In ogni caso, ti consiglio un libro se sei interessata a conoscerti meglio :
    Evolve Your Brain: The Science of Changing Your Mind by Joe Dispenza

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  2. Sono d'accordo con te Anonimo. E grazie per il consiglio, controllerò al più presto. :)

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  3. Vedi anche questo : https://www.youtube.com/watch?v=IgVrINZWeUg

    Roberto

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