Visto che è Pasqua e non ho niente di più gratificante da fare, questo pomeriggio ho fatto un po' di pulizie sui vari social networks. I cassetti della scrivania mi sono apparsi come una montagna troppo alta da scalare dopo pranzo, così ho messo un minimo di ordine nel mio mondo virtuale eliminando contatti superflui e chiudendo accounts ormai in disuso. E sono giunta ad un'importante conclusione: la soddisfazione che si ricava da un'azione quasi sempre va di pari passo con la quantità di polvere e zozzerie varie che si devono maneggiare per portare a termine la suddetta azione.
Provo a spiegarmi un momentino meglio. Mi sono sempre sforzata di credere che il mondo virtuale fosse regolato più o meno dalle stesse leggi che regolano quello reale; una persona è sempre una persona anche dietro un monitor - mi dicevo - con le sue debolezze e i suoi pregi e prima o dopo verranno fuori entrambi. Vero, io rimango me stessa anche quando comunico attraverso la rete, ma il modo in cui comunico è cambiato tantissimo negli ultimi cinque-sei anni. Ma voglio essere davvero nostalgica e andare ancora più a ritroso nel tempo, fino all'Era delle Lettere. Sono abbastanza vecchia da ricordare bene come si viveva nell'Era delle Lettere: si doveva prendere la carta, scegliere una bella penna, annotare quello che si voleva dire e poi scriverlo in modo ordinato e carino (o almeno così suggeriva il Manuale di Candy Candy) sulla missiva. Poi si doveva uscire, comprare un francobollo e imbucare il tutto. Ci voleva tempo e pure una certa dose di fatica per fare tutto 'sto popò di roba e quindi veniva naturale dare importanza a quello che si scriveva. In più si sapeva che l'altra persona avrebbe avuto bisogno di ritagliarsi un certo tempo da dedicare alle nostre parole. Ora dirò una cosa assolutamente reazionaria: una lettera, e prima del 2006-2007 anche una buona e-mail, avevano una dignità che nessun social network/instant messaging/what's up avrà mai. Oh, non fraintendetemi, io amo i social networks e ne sono vittima felice e succube. Sono consapevole che questo modo di comunicare ha praticamente annullato ogni barriera di tempo e di spazio e aperto prospettive fino a poco fa inimmaginabili, però forse ci ha anche resi un po' più distratti e superficiali. Se qualcuno dei nostri amici dice cosa a noi sgradita è sufficiente nascondere il post incriminato e il dissenso diventa superfluo. Se invece la stessa persona scrive (o più spesso "gira") qualcosa che ci piace... Voilà, abbiamo le opzioni mi piace (Facebook) o favorite (Twitter) atte a palesare la nostra approvazione in meno di un secondo. Ovviamente non sono i soli modi di comunicare, ovviamente esprimere un pensiero originale è ancora possibile e molti lo fanno, però il fascino dello Share/Like/Retweet è forte. Pensateci: con queste azioni è possibile raggiungere centinaia di persone in tempo reale e senza spendere nemmeno una caloria. E' facile, veloce, attuale e sicuro! Non ci si espone, non c'è pericolo di fare figure di merda, fondamentalmente non si rischia nulla. Tutto bello e innoquo in fondo, a patto che non si pretenda di costruire amicizie/relazioni su queste basi. Va bene, non esistono leggi certe e le relazioni a distanza sono sempre rischiose, ma se il mio amico A mi scrive una lettera/email a settimana in cui parla di sé e del suo mondo posso essere ragionevolmente certa che nella realtà A sia: uno schizofrenico, oppure più o meno quello che dice di essere. Come dicevo, ho passato una sfigata adolescenza a scrivere e ricevere lettere e ho una certa rilevanza statistica. Se l'amico B invece mi retwitta, mette 'mi piace' ai post che ho girato da qualche altro profilo, e il giorno del mio compleanno mi fa gli auguri su Facebook... Cosa so davvero di lui? Nada. Magari potrebbe essere la mia anima gemella, ma non lo saprò mai. Allo stesso modo potrebbe essere Hannibal Lecter, e questo sospetto spesso rende (comprensivamente) difficile decidere di dare una chance a B nel mondo reale.
Torniamo per un attimo alla mia intuizione (?!) pasquale e poi giuro vi lascio in pace: La soddisfazione che si ricava da un'azione quasi sempre va di pari passo con la quantità di polvere e zozzerie varie che si devono maneggiare per portare a termine la suddetta azione. Se si vuole comunicare con qualcuno, a prescindere dal mezzo che si sceglie di usare, tocca impegnarsi un minimo e mostrare anche la polvere e le cose non proprio belle. Sarà imbarazzante e rischioso, ma l'alternativa è una serie infinita di gattini sulla home di Facebook.

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