Sono una persona molto pavida.
Ho sempre paura di sbagliare, di apparire - a seconda delle circostanze - ridicola, ipocrita, fredda, patetica, deludente, antipatica. Queste paure, applicate alle relazioni sociali, si trasformano in filtri tossici che spesso le rendono opache, deboli, poco significative. Filtri che dilatano distanze e pensieri, lasciandosi dietro solo una sorta di malinconia vuota che si nutre di cose non vissute. La cosa peggiore non sono tanto le relazioni che finiscono (che va be’, mantengono comunque una parvenza di normalità), ma quelle che si sviluppano intorno a un’idea e muoiono prigioniere di quella stessa idea. Sole, ovattate, inutili e anche un po’ ridicole. “Ma come, avevi immaginato così tante avventure per noi!” Eh mi dispiace ragazze, il pacchetto non era all-inclusive.
Ogni volta che osservo questi pensionamenti precoci le mie paure cercano di divincolarsi e si mettono a sbattere i piedi, ma io le tengo strette. Severa, implacabile. "Fate le brave, presto sarà tutto finito".
E infatti poi succede sempre così; la ferita brucia per un po’, dove ho stretto a volte viene fuori un livido, ma poi passa tutto. Certo, per un po’ resta una certa tristezza, ma si ricorre al portfolio di sorrisi di circostanza finché non passa anche quella.
Dopodiché si fanno i bagagli e si riparte per il Paese dell'Ovatta.
Immagine di Emily Winfield Martin

Nessun commento:
Posta un commento