mercoledì 20 febbraio 2013

Cinica io?

 A Roma certi giorni sembra già quasi primavera. Amici che si sono trasferiti all’estero mi dicono che la nostalgia per questo cielo terso e quest’aria trasparente è davvero dura da vincere e non ho nessun motivo per non credergli. Ma se è vero, come mi sto convincendo sempre di più, che ogni cosa ha un prezzo, allora la posta da pagare per svegliarsi circondati da tutto questo azzurro è davvero alta di questi tempi. Ho anche l’impressione che gli italiani – o almeno molti italiani - si siano finalmente stancati di indossare la maschera degli eterni pulcinella e comincino a mostrare le loro vere facce: facce spesso stanche, scoraggiate, ciniche per necessità. Qualcuno ha deciso che continuare a pensare con la propria testa e credere nel futuro è troppo faticoso (per quel che vale la mia opinione non richiesta, non mi sento di biasimarli troppo) e ha deciso di seguire un nuovo imbonitore, che per farsi sentire grida più forte degli altri. E’ arrabbiato come noi si dicono, deve essere meglio di quelli che lo hanno preceduto. Qualcun altro continua a seguire il vecchio pifferaio, sperando di trovarsi, un giorno fortunato, a raccogliere qualche briciola di ricchezza, sesso e potere che dovesse eventualmente cadergli dalle tasche (questi qui, in barba al politicamente corretto, un pochetto invece li biasimo. Il caimano se vende pure le briciole, e se non lo avete capito dopo vent’anni…). E poi c’è la maggioranza silenziosa. Questo termine è sempre stato associato a una sorta di qualunquismo passivo e conservatore, ma oggi, di fronte agli strepiti e agli isterismi di questa campagna elettorale, mi sembra una scelta di composta e onesta dignità. La maggioranza silenziosa aspetta che gli strepiti finiscano e sotto sotto continua a sperare. Non sono i famosi Indecisi; la maggior parte di loro ha sempre votato e tra un’elezione e l’altra ha cercato di fare del suo meglio, senza eroismi ma senza abbassare la testa.

Anche io faccio parte di questi silenziosi, e tra quattro giorni mi troverò a votare – lo ammetto – per il candidato che mi sembra “il meno peggio”. Vorrei che non fosse così, ma tant’è. Spero che la sinistra vincerà queste elezioni, ma spero anche che se così fosse, dopo i festeggiamenti e le pacche sulle spalle di rito, da martedì prossimo smetteremo di sentire critiche e denunce e cominceremo a sentire più proposte. Perché credo che sia di questo di cui noi silenziosi abbiamo bisogno: proposte, programmi, e qualcuno che ci dica che non sarà facile, che probabilmente ci sarà da spaccarsi la schiena, ma che insieme si può ricominciare a costruire qualcosa. Capisco che negli ultimi due decenni il signor caimano abbia trascinato non solo la vita politica, ma anche quella civile a un passo dal baratro e che in certi momenti pestare i piedi era la sola alternativa per non scomparire, ma ora si presenta l’occasione per voltare pagina, cominciare un nuovo capitolo, abbassare i toni. Il cinismo è una medicina alla quale ormai ci siamo abituati e quindi è facile per noi dare un giudizio smaliziato alle vicende di certi paesi che, come gli Stati Uniti o la Scandinavia, vivono la politica in modo diverso. Semplicistici, naif, retorici. Ma è naif considerare chi la pensa diversamente da noi non come un avversario e non come un nemico? Cercare i punti in comune invece di esacerbare le differenze fino allo sfinimento? E soprattutto, è naif credere che lo sforzo comune porti a un benessere comune? Io spero di no.

Ma forse solo perché ho paura che qui, se non cambia qualcosa in fretta, ci rimarrà giusto questo cielo azzurro.






E comunque che fine ha fatto la fidanzata di Berlusconi? Io sono un po' preoccupata.



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